WORKSHOP “GESTIRE I RISCHI ESG PER GUIDARE LA STRATEGIA AZIENDALE”
30 luglio 2026 – I rischi ESG non possono più essere trattati come un tema separato dalla strategia d’impresa. I numeri lo confermano: gli impatti legati agli eventi meteorologici estremi possono valere 2,9 miliardi di dollari l’anno per le aziende; i contenziosi climatici sono oltre 2.900 a livello globale.
A questi scenari Sustainability Makers ha dedicato il workshop “Gestire i rischi ESG per guidare la strategia aziendale”, aperto da Marisa Parmigiani, Past President di Sustainability Makers, che ha introdotto il concetto di rischio come chiave per leggere il presente e orientare le decisioni future.
Giulia Avanzo, di Deloitte Climate & Sustainability, ha collocato i rischi ESG nel quadro generale dei rischi aziendali: strategici, operativi, finanziari, legali e di compliance. Elementi che devono entrare nell’Enterprise Risk Management. Solo una mappatura completa consente infatti di intercettare i rischi emergenti, prendere decisioni più informate e trasformare la gestione del rischio in un possibile vantaggio competitivo. Particolare attenzione è stata dedicata alla supply chain, oggi sempre più globale e frammentata.
A completare il quadro è intervenuto Alessandro Caminiti, di Deloitte Climate & Sustainability, che ha approfondito i rischi fisici legati al cambiamento climatico. Eventi estremi, stress idrico e necessità di adattamento possono incidere in modo significativo sulla continuità operativa. La risorsa idrica è emersa come tema materiale per molti settori: circa il 20 per cento del PIL italiano dipende da attività ad alta intensità d’uso dell’acqua.
Con Guido Zanetti, di Protiviti, il workshop è entrato nel rapporto tra ESG e risk management. Il risk manager può diventare un alleato del top management, perché aiuta a sintetizzare, confrontare e prioritizzare i rischi. Tre i messaggi chiave: costruire un approccio integrato, creare un linguaggio comune e portare la dimensione economico-finanziaria dentro le conversazioni ESG.
La tavola rotonda, moderata da Marisa Parmigiani, ha dato spazio alle esperienze aziendali. Sabrina Conversano, del Gruppo Lavazza, ha raccontato una sostenibilità radicata nella cultura dell’impresa e rafforzata dal percorso verso la CSRD. Per Lavazza è centrale la lettura dei rischi lungo una catena del valore complessa e sensibile agli effetti climatici.
Marco Giulivi, di Edison, ha descritto il percorso evolutivo dell’azienda: da un approccio inizialmente qualitativo alla costruzione di un gruppo di lavoro dedicato, capace di integrare rischi ESG, rischi climatici e opportunità di business nei processi aziendali.
Paolo Marietti, di UniCredit, ha illustrato l’esperienza del settore bancario, dove il climate risk management collega strategia, portafogli, relazione con i clienti e nuove linee di credito. L’obiettivo è accompagnare una transizione giusta e, allo stesso tempo, gestire in modo rigoroso i rischi climatici.
Dal confronto è emersa una direzione condivisa: i rischi ESG entrano sempre più nei processi, nei dati, nelle decisioni e nella governance. Per il sustainability manager significa adattare il proprio lavoro per trasformare complessità e incertezza in strumenti capaci di rendere le organizzazioni più resilienti.
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