LA NOSTRA RICERCA SULL’INTEGRAZIONE DELLA SOSTENIBILITÀ NELLE IMPRESE E IL RUOLO DEI PROFESSIONISTI
Oggi in Italia, 7 professionisti e professioniste della sostenibilità su 10 riportano al vertice aziendale e ricoprono un ruolo sempre più rilevante nei processi di pianificazione strategica della propria organizzazione, con un coinvolgimento crescente in tutte le sue fasi. Non più dediti per lo più ai processi di rendicontazione della sostenibilità, dunque, sono quotidianamente impegnati nella definizione e implementazione di piani d’azione di sostenibilità sociale e ambientale: nella riduzione dell’impatto ambientale (38,9%) o in iniziative di stakeholder engagement (20,8%), etc.
Lo rileva la terza edizione della ricerca condotta da Sustainability Makers in collaborazione con ALTIS Graduate School of Sustainable Management dell’Università Cattolica del Sacro Cuore ha dato vita al libro “Integrare la sostenibilità nella strategia aziendale. Piani, processi e protagonisti”, edito da Giappichelli, firmato dal Direttore Scientifico Matteo Pedrini con una prefazione della Presidente Marisa Parmigiani si trova in open source gratuitamente a questo link, oltre che in libreria.
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La parte di analisi quantitativa dello studio ha fornito l’identikit più aggiornata del manager della sostenibilità oggi: donna in oltre il 60% dei casi, con età media più giovane rispetto al passato compresa tra i 31 e i 40 anni e un aumento dei profili junior con il 45% dei professionisti che ha meno di cinque anni di esperienza. Uno su tre dichiara di aver intrapreso un percorso professionale nella sostenibilità per interesse personale verso i temi ambientali e sociali e uno su cinque desidera con il proprio lavoro dare un impatto positivo sulla società. Spinti da un ideale, si deduce dai dati, ma anche sostenuti da percorsi formativi e lavorativi sempre più specifici seppur eterogenei: la maggior parte proviene da discipline manageriali (33,7%), ma cresce il numero di esperti da ambiti scientifici, nel 25,9% dei casi, o delle scienze sociali (22%). a causa della crescente complessità delle tematiche sociali e delle specificità di quelle ambientali. Infine, il confronto con la precedente rilevazione, risalente al 2022, mostra un sistema retributivo in fase di maturazione, caratterizzato da una maggiore omogeneità nelle distribuzioni e da un consolidamento delle fasce medio-alte.
Lo studio ha visto anche un’analisi qualitativa svolta su 30 interviste a manager della sostenibilità di diverse imprese attorno alla presenza di piani di carattere socio-ambientale nelle strategie aziendali. Sono stati identificati 4 modelli di integrazione della sostenibilità nelle aziende: evolutivo, gerarchico, partecipativo e dominante. Questi modelli vanno interpretati come indicatori diretti dei differenti livelli di maturità raggiunti da un’impresa attorno alla gestione delle tematiche sociali e ambientali, senza essere configurazioni rigide, bensì dinamiche, suscettibili di transizioni nel tempo, anche della medesima azienda.
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Il modello evolutivo si caratterizza per obiettivi sociali e ambientali qualitativi, un approccio flessibile e iterativo e una governance snella, con budget assegnati per singoli progetti.
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Il modello gerarchico adotta un approccio top-down, con obiettivi quantitativi definiti dal vertice, risorse centralizzate e un controllo forte.
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Il modello partecipativo introduce un processo bottom-up, basato sulla co-creazione degli obiettivi e sull’ownership diffusa, con incentivi che prevedono obiettivi di sostenibilità tra il 10% e il 20% di peso.
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Il modello dominante dove avviene una piena integrazione tra sostenibilità e competitività, attraverso un processo a doppio anello che valuta reciprocamente obiettivi competitivi per la loro sostenibilità e obiettivi di sostenibilità per il loro contributo alla competitività. I sistemi incentivanti prevedono obiettivi di sostenibilità con un peso superiore al 20%.
allineati ai quattro modelli di pianificazione si trovano quattro differenti possibili ruoli direttamente strategica: l’attivatore, l’implementatore, lo specialista e l’integratore.
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Nel modello evolutivo, il professionista della sostenibilità assume il ruolo di “attivatore”, caratterizzato da forte proattività, capacità di stimolare l’emergere di iniziative delle singole funzioni, supportandole e verificandone la coerenza con la strategia.
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Nel modello gerarchico, assume il ruolo di “implementatore”, coordinando le iniziative in maniera centralizzata, monitorando l’attuazione dei progetti di sostenibilità, verificandone la conformità rispetto agli obiettivi e intervenendo in caso di scostamenti.
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Nel modello partecipativo, opera nel ruolo di “specialista” in modo trasversale e continuo: analisi, formulazione e gestione dei piani non sono fasi isolate, ma un ciclo iterativo in cui il professionista mantiene un dialogo costante con tutti gli stakeholder aziendali.
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Nel modello dominante, agisce con il ruolo di “integratore” operando affinché gli obiettivi del piano di strategico di business integrino pienamente le dimensioni di sostenibilità e competitività in maniera sinergica.
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